Tirosinemia, vicina la diagnosi precoce

Il test neonatale nato dala collaborazione fra Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze e il leader delle analisi di laboratorio Perkin Elmer.

 

La Tirosinemia Tipo I rappresenta la mancanza di un principio enzimatico che è mortale già alle sue prime manifestazioni ma che, se individuato precocemente, è curabile in maniera efficace. L’invenzione, realizzata a Firenze da Giancarlo la Marca – ricercatore del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Firenze diretto dal professore Alessandro Mugelli e responsabile del Laboratorio di Screening Neonatale della Clinica di Neurologia Pediatrica del Meyer diretta dal professore Renzo Guerrini – consente in fase di screening neonatale, cioè dopo 48 ore di vita, tramite un marcatore primario (il succinilacetone), di identificare con una specificità del 100% il deficit enzimatico che causa, al suo esordio, gravissime forme di insufficienza epatica cellulare con esito tumorale nonché crisi neurologiche acute e significativi danni renali. Prima di questi sviluppi di ricerca – il cui brevetto internazionale vede la doppia titolarità del Meyer e di Perkin Elmer – la diagnosi di questa malattia era difficilissima.
 
“Fino ad oggi – spiega il dottor la Marca – la diagnosi della Tirosinemia Tipo I avveniva dopo la manifestazione dei sintomi clinici e solo in un numero molto limitato di casi (10-20%), mediante lo screening neonatale realizzato utilizzando un marcatore secondario, ovvero la tirosina. Di fatto si cercava di scoprire l’esistenza di questa gravissima malattia usando un marker che, sulla via metabolica coinvolta, si trova ben quattro tappe al di sopra del blocco enzimatico, quindi distante dalla causa principale del difetto. Ma un altro aspetto rende il test diagnostico basato sulla tirosina ancora più incerto: la presenza di questo aminoacido aumenta in modo fisiologico nei bambini appena nati, specie se immaturi o prematuri. La tirosina quindi, può aumentare in un numero consistente di bambini sani e può essere normale in quelli effettivamente malati. E’ perciò facilmente intuibile come l’aumento di tirosina nel neonato non sia un indicatore certo della presenza di Tirosinemia Tipo I. Questo significa che si possono perdere anche 8-9 casi su 10, utilizzando la tirosina come marker”. Da qui l’impossibilità di identificare con precisione i neonati affetti da questa gravissima malattia metabolica che, se diagnosticata prima delle sue manifestazioni più severe , è curabile con efficaci terapie farmacologiche e un’appropriata dieta.
 
Questo sviluppo  scientifico ha cambiato completamente l’orizzonte diagnostico della Tirosinemia Tipo I. “Sì – prosegue il ricercatore – ho inserito all’interno del pannello di test effettuati per lo screening neonatale allargato il succinilacetone, ovvero il metabolita principale sprigionato dal blocco. Così facendo abbiamo sviluppato un saggio per l’individuazione del marcatore primario che consente di identificare il difetto con una specificità del 100%”. Con questo nuovo test  ogni Centro di Screening neonatale del mondo riuscirà a individuare la Tirosinemia Tipo I già nei primi giorni di vita del neonato.
 
Grazie al supporto che l’Ufficio di Valorizzazione della Ricerca Biomedica (UVaR) della Regione Toscana ha fornito in collaborazione con gli esperti della Fondazione Toscana Life Sciences in tutte le fasi negoziali e contrattuali, il 16 agosto è stato siglato un accordo tra la società Perkin Elmer e l’AOU Meyer finalizzato a promuovere l’utilizzo del brevetto dal titolo “Detecting Succinylacetone” (SA Patent), nonché a favorire rapporti di collaborazione nell’ambito della ricerca scientifica applicata alla diagnostica pediatrica fra AOU Meyer e Perkin Elmer.
 
Tirosinemia Tipo I. La malattia, causata dal deficit dell’enzima fumarilacetoacetato idrolasi, ha un’incidenza di circa 1 bambino affetto su 100-120 mila nati vivi ed è particolarmente frequente in Canada, dove si riscontra un’incidenza compresa tra 1 su 1.200 neonati e 1 su 12.000. L’incidenza, la gravità della forma clinica e soprattutto la presenza di una terapia efficace fa sì che nella maggior parte dei paesi industrializzati la tirosinemia tipo I sia inserita nei pannelli di screening neonatale allargato. La tirosinemia ereditaria è un difetto metabolico genetico, associato a malattia epatica severa nell’infanzia. Nella forma acuta si presentano delle alterazioni durante il primo mese di vita: i bambini mostrano crescita ridotta, splenomegalia, epatomegalia, addome teso, gonfiore alle gambe e tendenza a emorragia. L’ittero può essere accentuato. Spesso tra i 3 ed i 9 mesi di età sopravviene la morte a causa dell’insufficienza epatica. I bambini che soffrono di questa malattia sono candidati al trapianto di fegato.
 
Lo screening neonatale della Regione Toscana. Dal 2004 la Regione Toscana è l’unica in Italia a effettuare – con specifica delibera regionale N .800 del 02-08-2004 – lo screening neonatale allargato a circa 40 malattie metaboliche rare, utilizzando la spettrometria di massa, presso i laboratori dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer di Firenze. Si tratta di una tecnica analitica applicata alla diagnostica che permette di misurare, da una goccia di sangue, un numero molto elevato di analiti del metabolismo intermedio. In pazienti affetti da questo tipo di difetti enzimatici si può verificare l’accumulo di sostanze tossiche per l’organismo che, nei casi peggiori, possono anche portare a morte immediata. Fino ad oggi sono stati sottoposti a screening neonatale più di 250.000 neonati con oltre 150 diagnosi. Verso la fine del 2009 al Meyer è stato identificato grazie al nuovo marker il primo neonato italiano affetto da tirosinemia tipo I in fase asintomatica, che aveva valori di tirosina assolutamente nei range di normalità.