Screening neonatale allargato, in Veneto è ancora polemica

Scritto da O.Ma.r.

L’assessore alla sanità promette l’attuazione entro il 1 gennaio 2014

Veneto – Mentre a livello nazionale è stata proposta una legge che possa finalmente includere lo screening neonatale metabolico allargato nei LEA, rendendolo obbligatorio per tutta Italia , in Veneto la polemica continua.
La situazione veneta potrebbe rappresentare l’emblema dell’italianità: nonostante i costosi macchinari per effettuare i test di screening siano già disponibili, i test non vengono effettuati perché la sanità regionale non ha trovato un accordo su quale centro debba attuare la procedura.

L’ultima diatriba si è consumata in Commissione Sanità, dove qualche giorno fa l’assessore Coletto (Lega Nord) ha subito durissimi attacchi, rischiando una mozione di sfiducia. Una legge regionale del 2008 assegna, infatti, il ruolo di centro deputato agli screening al policlinico di Padova, al quale l’associazione Cometa Asmme ha donato i macchinari per la spettrometria tandem mass, che giacciono inutilizzati da due anni. A Padova è praticamente tutto pronto per la partenza: ci sono i macchinari e ci sono anche medici competenti che potrebbero gestire il delicato percorso di screening, verifica dei positivi e avviare gli eventuali pazienti al percorso terapeutico. Nonostante ciò la Giunta Regionale presieduta da Luca Zaia da qualche anno sostiene di voler affidare al centro di Verona il ruolo di riferimento per lo screening, con il risultato che lo screening metabolico allargato in Veneto non si fa.

“La politica non fa nulla – spiegano i rappresentanti di Cometa Asmme – e intanto i bambini muoiono”. Parole dure quelle dell’associazione, che da anni si batte perché il semplice prelievo di una goccia di sangue possa salvare molte vite ed evitare disabilità gravissime a chi sopravvive.