RICERCA: ESPERTI, SU QUESTO FRONTE ITALIA PAESE INCIVILE

(ANSA) – ROMA, 16 FEB – Sul fronte della ricerca, l’Italia e’ un ”Paese incivile”. E’ duro il giudizio dello scienziato Edoardo Boncinelli, esperto di biologia molecolare, sulle politiche governative in questo settore. Bisogna fare di piu’, investire molto di piu’ e, soprattutto, afferma, ”cambiare il modo di fare ricerca”. Mentre resta il problema enorme, denuncia l’oncologo Francesco Cognetti, del blocco delle assunzioni dei giovani ricercatori.
Un quadro insomma, quello della ricerca ‘made in Italy’, secondo gli esperti a tinte fosche, nonostante le rassicurazioni da parte del ministero dell’Istruzione, Universita’ e Ricerca.
L’Italia, su questo fronte, ha affermato Boncinelli a margine della presentazione del ‘Progetto Sanita’ Italia’ promosso dal’Agenzia Ansa, ”deve essere distinta dal resto del mondo, ovvero dai paesi civili. Dal punto di vista della ricerca infatti – ha proseguito – l’Italia non e’ assolutamente un Paese civile: investiamo troppo poco, siamo totalmente disorganizzati e facciamo lavorare i vecchi invece dei giovani, uno dei maggiori errori che si possono fare in questo settore”. Sui grandi temi allo studio, dunque, dalle cellule staminali ai tumori, ”il nostro Paese – ha detto Boncinelli – a parte qualche miracolo, potra’ comunque fare poco”. I malati, secondo l’esperto, ”allo stato attuale devono sperare nel mondo, nelle ricerche degli scienziati stranieri, e non certo puntare sull’Italia”.
Un giudizio dunque, quello dello scienziato, completamente diverso dalla valutazione espressa di recente dal ministro Letizia Moratti, secondo cui la ricerca italiana e’ in forte ripresa: ”La nostra ricerca non e’ in crescita – ha osservato Boncinelli – ed e’ appena sufficiente per un Paese che voglia definirsi moderno, i fondi dovrebbero essere triplicati, ma cio’ non basterebbe comunque, perche’ e’ necessario cambiare il modo in cui la ricerca e’ gestita”. Inutile, a questo proposito, anche lanciare appelli: ”Sono 30 anni che lo facciamo, inutilmente”. La soluzione, secondo Boncinelli, e’ invece semplice e precisa: ”Bisogna investire di piu’, nei giovani e nella scuola. E poi far passare finalmente l’idea che deve essere finanziato chi e’ bravo e non chi conosce le persone giuste”. Il vero cambiamento, ha aggiunto, ”sarebbe questo, ma chiaramente cio’ richiederebbe un tempo lungo, di almeno 10-15 anni … ma da una parte bisogna pur cominciare!”.
Quanto al fenomeno dei cosiddetti ‘cervelli in fuga’, chiara la posizione dello scienziato: ”Ai ricercatori che vengono da me, e sono in tanti, dico sempre di non tornare poiche’ in pochissimi, una volta tornati, saranno messi in grado di poter lavorare”.
La ricerca italiana arranca anche per l’oncologo e direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma Francesco Cognetti, che punta il dito contro quella che ritiene una delle maggiori cause dello ‘stop’ alla ripresa scientifica italiana: il blocco delle assunzioni dei giovani ricercatori. In passato, ha detto, ”c’e’ stato qualche spiraglio per incentivare il ritorno dei ricercatori dall’estero, come il provvedimento per detassare gli stipendi dei ‘cervelli’ che rientrano in Italia, ma purtroppo il quadro generale e’ desolante e uno dei problemi maggiori e’ proprio il blocco delle assunzioni”. Da qui una richiesta precisa al governo: ”Come responsabili degli enti di ricerca – ha affermato Cognetti – chiediamo che il blocco delle assunzioni venga rimosso, almeno per le istituzioni di ricerca, poiche’ tale ‘stop’ strozza anche la possibilita’ di recuperare giovani che sono stati ad esempio inviati da nostri stessi istituti all’estero per alcuni anni e che ora sarebbero dovuti tornare”. Una situazione davvero paradossale, ha commentato l’esperto: ”Su questi giovani abbiamo investito tantissimo, anche economicamente, perche’ si specializzassero all’estero aumentando cosi’ le proprie capacita’. Ed ora rischiamo di doverli ‘regalare”’. Questo, ha concluso Cognetti, ”ritengo sia un problema che il governo ha il dovere di affrontare in modo deciso e al piu’ presto”. (ANSA).