«Giochi di potere e campanile bloccano l’esame neonatale»

SANITÀ. Polemica a mezzo pubblicità fra l’associazione studio malattie metaboliche ereditarie e l’assessore veneto. La presidente dell’onlus, Marzenta: «Verona e Padova in lotta per il centro. E la macchina che abbiamo donato un anno fa è ancora inutilizzata»

Anche far del bene, ai giorni nostri, può risultare un’impresa complicata. Se ne sono resi conto i soci dell’associazione onlus Cometa Asmme di Ponte San Nicolò (Padova), che hanno speso decine di migliaia di euro per pubblicare, sui quotidiani del Veneto, un’inserzione a pagamento in cui tirano le orecchie all’assessore alla Sanità, Luca Coletto.
L’ASSOCIAZIONE. Spiega la presidente dell’associazione, Anna Maria Marzenta: «Nel luglio 2010 il nostro sodalizio ha regalato all’Azienda ospedaliera di Padova un apparecchio, del costo di oltre 300.000 euro, che permette di effettuare lo screening neonatale metabolico allargato, esame che consente la diagnosi precoce e soprattutto la presa in carico immediata del piccolo malato, con positive conseguenze sulla sua qualità di vita».
«Nella nostra regione», spiega Marzenta, «sono quasi 800 i pazienti di ogni età che presentano patologie metaboliche dalla nascita e il nostro obiettivo è quello di convincere la politica a creare quanto prima un Centro regionale di riferimento dove i malati possano essere seguiti a ogni età. Nel frattempo, abbiamo deciso di donare all’ospedale di Padova la macchina per effettuare lo screening. Perchè Padova? Perchè nella città del Santo abbiamo trovato medici preparati e disponibili».
La macchina, però, non è ancora operativa. «Dal marzo scorso», incalza la presidente dell’onlus, «chiediamo un incontro all’assessore Coletto, che non si è mai degnato di rispondere. Abbiamo deciso di fare l’inserzione a pagamento affinchè tutti i cittadini veneti sappiano che i giochi di potere e di campanilismo sanitario fra Padova e Verona bloccano lo screening. Inaccettabile».
L’ASSESSORE. Pronta la risposta del diretto interessato. «Sulla questione, che peraltro ho ereditato, sto facendo tutto il necessario nei tempi più brevi possibile», dice Coletto, «ma ci sono problemi di costi da sostenere e di accordi fra le Aziende ospedaliere di Padova e Verona».
Chiarisce l’assessore alla Sanità: «Le due Aziende hanno lavorato a un protocollo operativo per coordinare le loro attività su questo fronte, evitando così sovrapposizioni e sprechi: il protocollo è pronto e presenterò la relativa delibera alla Giunta regionale in una delle prossime sedute. Oggi il macchinario fa controlli su pazienti già affetti da malattie metaboliche nelle more della sua completa utilizzazione».
«C’è poi la non secondaria questione dei finanziamenti», prosegue Coletto, «perchè lo screening metabolico allargato che va attivato è una prestazione non prevista dai Livelli essenziali di assistenza nazionali (Lea) e il governo nazionale, con la manovra del luglio scorso, ha impedito alle Regioni di utilizzare il fondo sanitario per prestazioni non inserite nei Lea. Dobbiamo perciò reperire all’interno del bilancio regionale non sanitario i 2 milioni 780 mila euro all’anno necessari per far funzionare il servizio
PADOVA CONTRO VERONA. Sullo sfondo si profila l’ennesimo braccio di ferro fra Padova e Verona? Ne è convinto il professor Attilio Boner, primario di Pediatria a Borgo Roma, che analizza: «Il nostro reparto, grazie alla felice intuizione del professor Dino Gaburro, dagli anni ’80 effettua lo screening metabolico allargato. Siamo stati per anni punto di riferimento per il Veneto e il Trentino. Così è stato fino a un anno e mezzo fa, se la memoria non mi inganna, quando una delibera della Giunta regionale, guidata dal governatore Galan, stabilì che l’attività di screening doveva essere suddivisa fra Verona e Padova».
«Una decisione irrazionale dal punto di vista sanitario e economico», osserva il pediatra, «perchè le direttive mondiali indicano che uno screening, per essere corretto e sostenibile, deve servire una popolazione di almeno 50.000 bambini. Nel Veneto non ci sono più di 55.000 nascite l’anno; due centri sono eccessivi».
«Come disse un collega padovano durante una riunione ufficiale», incalza Boner, «la decisione di smembrare il servizio di screening è stata politica. Se lo avesse deciso Mastella, tanto per citare il primo politico che mi viene in mente, il Veneto si sarebbe ribellato. Ma lo decise Galan e tutti sono stati zitti».
Il pediatra ne ha anche per l’associazione Cometa. «I soldi che hanno speso per la pubblicità», attacca, «andrebbero spesi per una borsa di studio. Hanno dato dimostrazione di essere deboli e di avere la coda di paglia. Alle loro spalle, ne sono certo, c’è qualcuno che soffia e in questo modo non fanno di sicuro l’interesse dei piccoli malati».