Italiani scoprono nuova tecnica per diagnosi preimpianto di malattie genetiche

Ricercatori italiani hanno messo a punto una nuova tecnica per la diagnosi preimpianto delle eventuali malattie genetiche che consente di non toccare l’embrione nei casi di fecondazione assistita. Il metodo, basato sull’analisi del liquido di coltura dell’embrione, permette di individuare, prima dell’impianto, patologie quali la sindrome di Down, la fibrosi cistica ma anche di determinare il sesso del nascituro.

Il merito della scoperta è di una ricerca realizzata all’Usi di Roma e, in futuro, potrebbe aiutare a scoprire in
anticipo molte altre malattie genetiche del nascituro. I ricercatori hanno riscontrato, per la prima volta, la presenza di Dna embrionario nel liquido di coltura degli embrioni ottenuti dopo fecondazione assistita, probabilmente dovuta ad una permeabilità al Dna delle pareti cellulari dell’embrione. La scoperta ha permesso di realizzare analisi evitando di eseguire le tradizionali biopsie embrionarie (invasive e rischiose), nel 70% dei casi studiati.

Ma la nuova legge sulla fecondazione assistita, che vieta qualunque tecnica di selezione degli embrioni, mette in crisi i ricercatori che non sanno come comportarsi, se dovranno sospendere le ricerche o se potranno continuarle visto che questo tipo di analisi non tocca in nessun modo l’embrione.