Il lavoro sulle biotecnologie dell’Ibp Cnr di Napoli, diretto da Mosè Rossi Dalle biotecnologie alla prevenzione di gravi malattie: i campi di applicazione degli enzimi sono infiniti.

Come dimostrano gli studi dei ricercatori dell’Ibp – Cnr di Napoli che, in collaborazione con la Kyoto university, hanno organizzato, una tre giorni per fare il punto sui più recenti risultati scientifici ottenuti nel campo dell’enzimologia. Permettono la corretta duplicazione del Dna e il loro cattivo funzionamento è alla base di molte disfunzioni, quale l’intolleranza al lattosio, o di malattie molto gravi come alcune emofilie, dovute alla mancanza di fattori di coagulazione del sangue, o la sindrome di Lesch-Nyhan che provoca ritardo mentale e automutilazione. Sono gli enzimi, i catalizzatori biologici, protagonisti del secondo simposio Italia – Giappone su New trends in enzymes science and technology organizzato a Napoli dall’Ibp – Cnr, Istituto di biochimica delle proteine del Consiglio nazionale delle ricerche, e dalla Kyoto university. “Come è noto – spiega Mosé Rossi, direttore dell’Ibp – Cnr – il sequenziamento del genoma di un gran numero di organismi, tra cui l’uomo, permette di accedere a un numero incredibile di informazioni sulla natura, il numero e l’organizzazione dei geni nei viventi. D’altra parte, nell’era della post-genomica che stiamo già vivendo, le informazioni ottenute dal sequenziamento dei genomi sono incomplete se non vengono sostenute dallo studio dei prodotti dei geni: tra questi gli enzimi ne rappresentano la componente più interessante”. Gli enzimi sono dei catalizzatori biologici che, accelerando enormemente le reazioni chimiche, consentono lo svolgimento delle funzioni vitali della cellula.

“Enzimi specifici – sottolinea Rossi – permettono la corretta duplicazione del Dna, l’espressione dei geni della cellula, lo svolgimento del metabolismo e di tutte le reazioni che sono alla base della vita. Insomma sono talmente essenziali per la vita che
la loro deficienza o il cattivo funzionamento può determinare gravi malattie”.
I ricercatori dell’Ibp – Cnr, in particolare, si occupano di enzimi da microrganismi ipertermofili, cioè che crescono e vivono a temperature superiori ai 100 gradi centigradi, come per esempio nelle vicinanze di vulcani e nelle solfatare, la cui conoscenza ha contribuito anche allo sviluppo della genomica.
Infatti, grazie all’isolamento di una Dna polimerasi (enzima che copia il Dna) stabile ad alte temperature è stata sviluppata la tecnica dell’amplificazione del Dna largamente utilizzata nella genomica, ma che viene sfruttata anche nella diagnostica e nella medicina forense in quella che si definisce comunemente la prova del Dna.
“L’impiego degli enzimi nelle biotecnologie non è nuovo – conclude Rossi – in questo campo, gli enzimi sono utilizzati a livello industriale per produrre zuccheri dall’amido, ma sono presenti anche nella vita quotidiana nei comuni detergenti domestici che consentono di rimuovere le macchie dai tessuti a bassa temperatura”. L’Ibp è, attualmente, il più grande organo del Cnr ad avere come oggetto istituzionale lo studio delle proteine e degli enzimi. Questo obiettivo prioritario rappresenta il motivo unificante dell’attività scientifica dell’Istituto che, tuttavia, viene perseguito mediante una serie di sistemi sperimentali che hanno consentito, pur nell’ambito della stessa tematica, lo sviluppo di interessi culturali poliedrici, nonché di approcci metodologici differenziati. La tematica, nel suo complesso, benché affondi le radici nella più classica tradizione scientifica del nostro paese, è, tuttavia, proiettata verso il futuro. Non v’è dubbio, infatti, che la decodificazione dei genomi, la comprensione della funzione delle proteine, in relazione alla loro struttura, e la possibilità di manipolare sia i geni che le proteine, rappresentino alcune delle sfide scientifiche del nuovo millennio.

15-12-2003