GENETICA: TERAPIA GENICA IN PASTICCHE CON NANOPARTICELLE

(ANSA) – ROMA, 5 GEN – Terapia genica in ‘pasticche’: e’ la prossima frontiera della tecnica per la cura delle malattie genetiche, futuribile grazie allo sviluppo di nanoparticelle per trasportare il gene sano da sostituire a quello difettoso nel paziente.
La notizia arriva sull’ultimo numero di quest’anno della rivista dell’Accademia Americana delle Scienze ‘
PNAS‘. Il gene sano, secondo gli esperimenti in vitro condotti alla State University of New York a Buffalo, puo’ essere trasferito in ‘pasticche’, ovvero nelle nanoparticelle che lo traghettano fin nel nucleo dove funzionera’ al posto di quello malato. Un vantaggio delle nanoparticelle e’ che il loro viaggio puo’ essere seguito in tempo reale etichettandole con ‘bandierine’ fluorescenti tenute d’occhio passo dopo passo con uno speciale microscopio capace di captare la loro fluorescenza.
Secondo quanto riferito dal coordinatore degli studi Paras Prasad, questo nuovo modo di condurre la terapia genica potrebbe mandare in pensione i virus finora usati come vettori del gene, a tutto vantaggio del paziente che lo riceve.
Nei tentativi di terapia genica eseguiti finora in diversi laboratori del mondo gli esperti si sono infatti serviti di virus resi innocui con modifiche genetiche. Nel ‘cappuccio’ protettivo naturale di questi virus i ricercatori inseriscono il gene sano incastrato tra alcuni geni virali. Questo metodo pero’ porta con se’ il rischio di reazioni immunitarie conseguenti all’iniezione del virus-vettore nel corpo del paziente. Infatti, anche se reso innocuo, il virus puo’ pur sempre scatenare una risposta immunitaria e mandare in fumo la cura.
I ricercatori statunitensi indicano nelle nanoparticelle, fatte di materiale organico, una soluzione di trasporto piu’ semplice e sicura, al riparo da reazioni immunitarie inaspettate. I test in vitro messi a punto finora, ha rivelato Prasad, fanno ben sperare.
I ricercatori hanno infatti preso queste nanoparticelle e vi hanno inserito il gene per produrre una proteina luminescente che conferisce colore verde all’ambiente in cui si accumula. I ricercatori hanno poi messo le nanoparticelle in una cultura cellulare e verificato col microscopio che in poco tempo esse sono ‘ingoiate’ dalle cellule coltivate.
Inoltre il gene contenuto negli involucri si mette presto in funzione nel nucleo cellulare, infatti gli scienziati sono ben presto in grado di rilevare la luminescenza verde che puo’ essere solo il risultato del prodotto proteico del gene stesso.
Il percorso verso l’utilizzo di queste particelle sui pazienti e’ lungo, ha concluso Prasad, ma questi primi risultati lasciano ben sperare.(ANSA).