Fondi sanità, sotto tiro altri 1,5 miliardi

Dall’assistenza extra ospedale sul territorio alla non autosufficienza, dalle cure palliative alle biobanche, passando per la sanità penitenziaria, la tutela della maternità, la prevenzione, le malattie rare, il volontariato. Si chiamano «obiettivi di piano» e per il 2012 valgono in totale 1,48 miliardi. Un piatto di finanziamenti che le Regioni attendono come il pane e sui quali c’è già l’ok del ministero della Salute. Ma anche su questi fondi, oltreché sul finanziamento da 108 miliardi destinati quest’anno alla sanità, c’è stato la settimana scorsa lo stop dell’Economia. Che vuole vederci chiaro e che ha messo nel mirino anche queste risorse, o almeno una parte di esse. Aprendo così un altro fronte di resistenza da parte dei governatori. Spending review, ma non solo. La spesa sanitaria si conferma una sorta di osservata speciale per l’Economia. Che, in attesa di definire col supercommissario Enrico Bondi il piano di interventi per spuntare le unghie agli acquisti di beni e servizi (ma non solo) da parte di asl e ospedali con una massa di risparmi intorno a 1,5 miliardi fin da quest’anno, ha aperto un altro dossier di possibili interventi per frenare parte della spesa del servizio pubblico. Col risultato che la spesa sanitaria da “aggredire” – ovvero: da tagliare – nella peggiore delle ipotesi potrebbe sfiorare nel 2012 l’asticella dei 3 miliardi, ma che più prudenzialmente sarebbe destinata a superare i 2 miliardi, anche perché molte delle voci degli “obiettivi di piano” (per il documento si veda www.24oresanita.com) sono considerate intoccabili. I governatori infatti non ci stanno. E ieri hanno rotto gli indugi con la richiesta a Monti di un «incontro urgente», possibilmente prima della Stato-Regioni straordinaria di martedì prossimo, con un’agenda articolata in quattro punti: la spending review e la spesa sanitaria, anzitutto; ma poi anche il nervo sempre scoperto del trasporto pubblico locale e la riforma delle Province. «Signor presidente, rappresento il forte disagio e la preoccupazione delle Regioni», ha scritto a Monti il rappresentante dei governatori, Vasco Errani. Contestando per quanto riguarda la spending review il mancato coinvolgimento delle Regioni in un’operazione che le chiama direttamente in causa. Mentre, sulla sanità, l’affondo dei governatori (e la contestazione al Governo) nella lettera al premier si articola in due capitoli strettamente intrecciati: la situazione di stallo del rinnovo del «Patto» per la salute 2013-2015, che comporta tagli per 8 miliardi di cui si lamentano pericolose ricadute sulla «sostenibilità del sistema» sanitario; quindi, lo stop dato dall’Economia alla proposta di riparto («fra l’altro condivisa dal ministro della Salute», si fa notare a Monti) dei 108 miliardi per il 2012. Uno stop che ha fatto salire la tensione in sede locale e che ora, sulla scorta del timore che nel mirino del Governo finiscano anche i fondi per gli «obiettivi di piano», viene riproposta in prima persona al presidente del Consiglio. Il Governo per il momento tace. Anche in attesa della Stato-Regioni del 22 maggio. Mentre solo apparentemente sullo sfondo resta il confronto sulla proposta di Balduzzi (finora accolta freddamente dai governatori) di sostituire i ticket con una franchigia familiare ancorata al nuovo Isee. Una proposta che intanto si arricchisce di nuovi particolari: tra le prestazioni da pagare col tetto di franchigia assegnato a seconda dei redditi, ci saranno anche quelle ospedaliere. Dunque anche gli interventi chirurgici, che si pagherebbero a tariffa fino a concorrenza della franchigia. Un argomento in più di confronto, ma anche di calcolo degli effetti di un’operazione, che dovrebbe portare in cassa 2 miliardi in più aumentando del 40% il “monte ticket” attuale.