Esami di laboratorio

La richiesta di un numero ridotto ma estremamente indicativo di esami permette di orientare il sospetto clinico di malattia metabolica ereditaria. A questi seguiranno esami quali dosaggi enzimatici, e di metaboliti, biopsie muscolari, uso di isotopi stabili in vivo che in genere confermano e definiscano il danno biochimico e che devono continuamente essere concentrati in laboratori specializzati.
Commentiamo brevemente quali esami possono dimostrarsi realmente utili ed indicativi di malattia metabolica ereditaria rammentando l’importanza di eseguirli in fase acuta.

NEL SANGUE

GLICEMIA: è certamente l’esame più semplice ma non per questo sempre di facile interpretazione. Livelli inferiori a 40 mg/dl sono da considerarsi patologici.
il riscontro di una ipoglicemia deve sempre escludere eventuali cause metaboliche in atto (Tabella III).
AMMONIEMIA: l’ammoniemia è un parametro altamente indicativo di una patologia metabolica. Valori >70 uM/L al mattino ed al digiuno devono portare ad ulteriori accertamenti. I valori sono moderatamente elevati nei difetti della beta-ossidazione, molto elevata nei difetti del ciclo dell’urea variabili nei pazienti con aciduria organica.
EQUILIBRIO ACIDO-BASE ED ELETTROLITI: permette di valutare 1 ‘anion gap. Valori superiori a 20 permettono di sospettare eventuali acidosi metaboliche e pertanto diventa opportuno un dosaggio dell’acido lattico.
LATTATO: si parla di iperlattacidemia quando il valore di acido lattico circolante è superiore a 2,5 mmol/l. Il termine di acidosi lattica è riservato alla iperlatticoacidemia severa, cioè quando il valore di acido lattico è superiore a 6 mmol/l (54 mg/dl) e si accompagna a depauperamento della riserva alcalina (diminuzione dei bicarbonati) e aciduria lattica. Va ricordato che la determinazione dell’acido lattico deve essere eseguita sia a digiuno che un’ora dal pasto (es. colazione del mattino), in un paziente a riposo e con un prelievo eseguito senza provocare fenomeni di stasi e successivamente conservato e analizzato correttamente. Una moderata iperlattacidemia può essere presente nelle acidosi organiche, mentre è particolarmente elevata nel deficit multiplo di carbossilasi, nei difetti del metabolismo del piruvato, del ciclo di Krebs e della catena respiratoria.

NELLE URINE

CHETONURIA: nel neonato è in genere assente; se presente deve essere considerata indicativa di malattia metabolica. Modesta Chetonuria, in presenza di ipoglicemia, è suggestiva di difetto della beta-ossidazione.
CLINITEST: test utile nel sospetto di presenza di galattosio nelle urine.
TEST AI SULFITI: va eseguito quando il paziente presenta crisi convulsive per lo più farmaco resistenti. La positività è accompagnata da bassi valori di acido urico.
Il campione d’urine nell’ambito di una patologia metabolica assume un grande valore diagnostico soprattutto se raccolto in fase acuta.
È infatti possibile eseguire anche a distanza di tempo, basta che il campione sia stato congelato, l’esame degli acidi organici, un test che permette di identificare difetti del metabolismo degli aminoacidi, lipidi e glucidi in pratica di quasi tutti i difetti del metabolismo intermedio.
il concetto di aciduria organica è stato per lungo tempo associato alla presenza nelle urine di grandi quantità di metaboliti anomali. Certamente questo è vero per alcuni difetti conosciuti a molti Pediatri quali l’acidemia metilmalonica, propionica od isovalerica Attualmente non si può ritenere questo concetto una caratteristica delle acidurie organiche, in quanto molte di esse sono caratterizzate da moderate o basse escrezioni di acidi organici e di conseguenza non accompagnate ad acidosi metabolica.
Queste considerazioni impongono pertanto al laboratorio, non solo di controllare l’escrezione qualitativa di acidi organici, ma anche di valutare anomalie quantitative del profilo stesso. La tabella 2 riassume in modo semplice e schematico i test sovrariportati in rapporto a differenti patologie del metabolismo intermedio.